Giulia De Lellis, quando ci parla, è fiera del suo lavoro. Neanche dieci anni fa, faceva la commessa in un negozio di abbigliamento a Pomezia. Poi, grazie alla partecipazione a una notissima trasmissione televisiva, ha ottenuto la visibilità necessaria a conquistare i social.
Classe 1996, è una delle prime beauty influencer italiane e, circa un anno e mezzo fa, ha avviato Audrer, una startup che produce cosmetici e prodotti per la skincare. Oggi ha 5,4 milioni di follower su Instagram e da pochissimo la sua linea è in vendita anche da Sephora. “È un salto di cui sono molto orgogliosa”, ha ammesso sorridendo.
Lei è una delle prime beauty influencer italiane: quando è iniziato questo percorso?
Più o meno nel 2016, non avevo neanche i social. Ho partecipato a un programma televisivo che mi ha regalato visibilità, esperienze e ricordi meravigliosi. Ma soprattutto un pubblico che continua a seguirmi a distanza di dieci anni.
Appena li ho aperti, i miei canali sono esplosi e tutto è partito quasi per caso. Mi capitava magari di comprare un rossetto che mi piaceva, di raccontarlo ai miei follower e poi di scoprire che nel giro di pochi giorni quel prodotto non si trovava più nei negozi perché era andato a ruba.
Quindi ho iniziato a studiare, incontrando professionisti del settore e make-up artist, per scoprire i segreti del mestiere e condividerli con chi mi seguiva. E poi, circa un anno e mezzo fa, ho creato il mio brand.
Ecco, parliamo di Audrer, la sua linea di cosmetici. Quanto ha investito inizialmente?
Circa mezzo milione di euro. Ho avviato la startup nel 2023 e mi sono autofinanziata. Ho dovuto anticipare una bella somma, i quantitativi minimi di questo settore lo richiedono. E poi mi sono affidata ad aziende di produzione, professionisti e collaboratori straordinari.
Dal prodotto alla comunicazione, fino a packaging, formulazione e campagne, facciamo tutto internamente, io e il mio team. Utilizziamo principi attivi di qualità e materiali riciclabili: lo standard che ho cercato di mantenere sin dall’inizio ha i suoi costi.
Ma sono stata ripagata. Nel 2024 il fatturato è triplicato rispetto all’anno precedente.
Cosa contraddistingue il suo brand?
Innanzitutto, l’approccio minimalista: pochi prodotti, ma buoni. Le proposte di Audrer sono versatili, multiuso e di qualità. E lo sono da prima che il minimalismo diventasse, come è accaduto nel 2024, uno dei principali beauty trend per la skincare.
Si tratta poi di una linea completamente vegana, che non contiene nichel né fragranze aggiunte. Ed è tutta Made in Italy, una caratteristica a cui tengo particolarmente: sono un’italiana innamorata del mio Paese, volevo che questo valore si trovasse anche all’interno del brand.
E c’è un’importante novità.
Sì, dal 15 gennaio siamo sugli scaffali di Sephora. È un salto di cui sono molto orgogliosa. Ancora prima di tenere tra le mani il primo prodotto Audrer, me lo immaginavo già lì.
Per l’occasione la linea sarà arricchita dal nuovo Lip Jelly, a metà tra un balsamo labbra e un rossetto luminoso, che in base alle tonalità avrà una serie di nomi legati a un sapore (l’ispirazione di molte campagne del brand nasce dalla passione di De Lellis per una nota pasticceria francese, ndr).
Devo ancora realizzare l’idea di aver raggiunto questo traguardo dopo solo un anno e mezzo. Si tratta forse del periodo più intenso, in termini lavorativi, della mia vita. In cui ho pensato a far crescere il marchio, ma a anche a non trascurare la mia routine da beauty influencer. Penso di aver fatto un buon lavoro.
Com’è composto il suo team?
Amo circondarmi di persone giovani, che hanno fame, ma anche di professionisti adulti che siano in grado di indirizzarmi con la loro esperienza. Ho una squadra di circa 15 persone, che può anche crescere nei periodi più impegnativi. Per me sono collaboratori, non dipendenti.
Si tratta di persone eclettiche, estremamente versatili: mi piace paragonarli ai liberi della pallavolo. Certo, ognuno ha le proprie mansioni, ma all’interno di una startup penso sia importante essere pronti a gestire qualsiasi esigenza. Li reputo straordinari.
Cosa ha significato per lei raccontare l’azienda davanti agli studenti di un master della Bocconi?
Il giorno in cui ho tenuto l’incontro ero emozionata, entusiasta e felice. Ci tengo a sottolineare che non avevo la pretesa di insegnare niente a nessuno.
Ho condiviso la mia esperienza, peraltro parlando di fronte a una platea di coetanei. Per me è stato importante anche ricevere i loro feedback: la Bocconi è una delle migliori università al mondo.
Secondo lei quali regole bisognerebbe seguire per fare un buon lavoro sui social?
Le regole sono sempre le stesse e sono molto semplici. Non bisogna prendere in giro le persone che ci seguono, cioè non bisogna ingannare il consumatore. Quindi, se qualcosa mi viene regalato lo dico, basta un semplice hashtag. Il principio guida deve essere quello della trasparenza. Aggiungerei: non solo sui social.
Qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere alle giovani donne che la seguono?
Di essere sempre fedeli a loro stesse. Io penso di esserlo stata. Viviamo in una società che ha delle pretese, a volte anche giuste, altre un po’ troppo oppressive e invadenti: non dobbiamo farci snaturare da queste.
E non dobbiamo andare sempre di corsa. Così facendo rischiamo di perderci dei piccoli sapori, delle cose impercettibili, che però possono trasformare le giornate.
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