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Lo scorso 20 febbraio l’ISTAT ha diffuso una “nota informativa”, un vero e proprio report, riguardante “il patrimonio culturale nelle aree interne” con una “fotografia” che ci consegna alcuni significativi elementi di valutazione che aprono un orizzonte più ampio sulla condizione attuale delle aree interne e sulle enormi potenzialità che su quei territori insistono e che, se adeguatamente valorizzate, costituirebbero un volàno di sviluppo importante e significativo. I dati, riferiti all’anno 2022, ci consegnano, su base nazionale, ben 4.416 strutture, aperte al pubblico, tra musei, gallerie, aree archeologiche, monumenti e complessi monumentali pubblici e privati; di queste sono n. 1.740 le strutture, pari a quasi quattro su 10 (39,4%), che sono localizzate nei Comuni delle Aree Interne. I Comuni delle Aree Interne con almeno un museo, un monumento o un sito archeologico sono 1.110, pari al 29,0% dei Comuni appartenenti a questo insieme e al 14,0% del totale dei Comuni italiani; la maggioranza di questi centri ha una popolazione inferiore ai 5mila abitanti.  Complessivamente nelle Aree Interne risultano presenti e aperti al pubblico un luogo del patrimonio culturale ogni 100 km2, e 1,3 ogni 10mila residenti. Nella maggioranza dei casi si tratta di gallerie d’arte e collezioni artistiche (77,9%); meno diffusi i monumenti storici musealizzati (13,9%) e le aree archeologiche (8,2%).    I luoghi del patrimonio delle Aree Interne sono soprattutto musei etno-antropologici (19,2%), archeologici (17,6%), di scienze naturali o tecnologiche (17,0%) e musei tematici (14,9%). Tra i complessi monumentali, prevalgono castelli e costruzioni fortificate (35,7%), e chiese ed altri edifici religiosi (33,2%).  Un terzo dei luoghi del patrimonio culturale (33,5%) è stato aperto al pubblico per più di sei mesi; la maggioranza delle strutture (78,5% del totale) è stata accessibile con orario prestabilito di almeno 6 giorni a settimana (54,1%). In linea con la media nazionale, il 42,6% dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne è a ingresso completamente gratuito.  Nel 2022, hanno scelto di visitare luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne circa 13,8 milioni di persone: il 12,8% del totale dei visitatori dell’intero patrimonio culturale italiano.  Ogni struttura, mediamente, delle Aree Interne ha registrato oltre 8mila visitatori, a fronte di un valore medio annuo di circa 25mila visitatori a livello nazionale. Significativa la quantità di visitatori stranieri – quasi 4,3 milioni, pari al 31% del pubblico totale dei luoghi del patrimonio nelle aree Interne – ma inferiore a quella rilevata a livello nazionale, che raggiunge il 41%. Poco meno della metà dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne si caratterizza per un’ampia varietà di attività offerte al pubblico: il 44,8% organizza laboratori per l’utenza, il 45,5% offre percorsi tematici per bambini, il 46,8% ospita convegni e seminari, il 42,8% allestisce esposizioni temporanee. Sono invece poche le strutture con dotazioni e servizi digitali.  Quasi la metà dei luoghi del patrimonio culturale situati nelle Aree Interne (49,4%) ha realizzato progetti di collaborazione o partenariato con altre istituzioni culturali locali; il 40,1% ha aderito a reti museali o sistemi di servizi culturali integrati.  Il 41,2% luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne ha promosso campagne di comunicazione mirate, destinate a specifiche categorie di utenti. Il 54,5% delle strutture delle Aree Interne mette a disposizione dei visitatori presìdi e strutture volti a favorire l’accesso al pubblico con disabilità; solo l’8,4% offre invece servizi di assistenza alla visita specificamente dedicati.  Il personale complessivamente impiegato nei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne è di quasi 12mila unità, mediamente circa 7 addetti per ogni struttura: valore significativamente inferiore alla media nazionale, pari a 12 addetti per museo.  Le fonti di finanziamento dei luoghi del patrimonio che si trovano nelle Aree Interne sono diverse: il 47,4% beneficia di contributi e finanziamenti pubblici, il 37,0% si avvale dei proventi generati dai servizi aggiuntivi, il 22,0% trae sostegno da sponsorizzazioni e donazioni private. La geografia delle Aree Interne, spesso caratterizzata da territori montuosi o collinari distanti dai grandi centri, si riflette anche nella tipologia di patrimonio che le contraddistingue: il paesaggio è infatti caratterizzato dalla presenza di importanti costruzioni fortificate come castelli, torri e altre architetture militari, che rappresentano ben il 35,7% dei monumenti e complessi monumentali aperti al pubblico. Oltre a queste strutture di interesse storico e architettonico, sono presenti in numero significativo anche gli edifici e i complessi monumentali di carattere religioso (32,8%). Nel 2022, le persone che hanno scelto di visitare i musei, i monumenti e i siti archeologici localizzati nelle Aree Interne sono state circa 13,8 milioni: una quantità che rappresenta il 12,8% del totale dei visitatori in Italia (quasi 108 milioni). In media, i luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne hanno registrato oltre 8mila visitatori per struttura, con punte eccezionali in alcune regioni. La media delle aree interne si attesta, significativamente, su 185 giorni di apertura all’anno, con le strutture del Mezzogiorno che registrano, ed è un dato certamente sorprendente, valori superiori di circa un mese e mezzo rispetto al dato nazionale Oltre ai ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti, molte strutture delle Aree Interne riescono ad attingere ad altre fonti di finanziamento. Il 47,4% dei musei e degli istituti similari beneficia infatti di contributi e finanziamenti pubblici provenienti da ministeri, regioni, Comuni e altre amministrazioni pubbliche. Il 37,0% può contare sui proventi generati dai servizi aggiuntivi come bookshop, caffetterie e affitto dei locali per eventi e manifestazioni, mentre il 22,0% trae sostegno dalle sponsorizzazioni, dalle donazioni e dai finanziamenti privati. Nel 2022, le persone che hanno scelto di visitare i musei, i monumenti e i siti archeologici localizzati nelle Aree Interne sono state circa 13,8 milioni: una quantità che rappresenta il 12,8% del totale dei visitatori in Italia (quasi 108 milioni). Nel 2022, nei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne italiane lavoravano quasi 12mila persone. La media di circa sette addetti per ogni struttura rappresenta un valore significativamente inferiore alla media nazionale di 12. Fanno eccezione le strutture a titolarità statale, che si distinguono dalle altre per una dotazione di personale mediamente molto più consistente (in media 14 addetti per museo), anche più alta di quella nazionale. Così come osservato più in generale anche a livello nazionale, anche nelle Aree Interne i servizi e le dotazioni digitali sono ancora limitati. Solo il 32% delle strutture offre video e touch screen a supporto della visita e appena il 26,3% utilizza tecnologie come il Bluetooth. Inoltre, nelle Aree interne, solo una minoranza dei luoghi del patrimonio (38,5%) offre una connessione Wi-Fi gratuita ai visitatori. Oltre la metà delle strutture museali delle Aree Interne hanno propri account nei principali social media, come Facebook, Instagram e X (61,3%). Poche strutture offrono la possibilità di acquistare i biglietti online (15,3%) o di consultare i cataloghi digitali del proprio patrimonio (20,1%) e solo una minoranza ha sperimentato forme digitali di accesso, come i tour virtuali (13,7%) oppure di coinvolgimento del pubblico, come convegni e i seminari in streaming (10,4%).  Questa “radiografia”, ove mai c’è ne fosse bisogno, conferma le enormi e variegate potenzialità che insistono sulle Aree Interne e montane anche al di fuori delle tre direttrici essenziali indicate dalla S.N.A.I. ovvero l’Istruzione, la Sanità ed il Trasporto pubblico locale ed introducono un nuovo filone di impegno per le Istituzioni a cominciare dai Comuni e, soprattutto, dalla Regione che può “aggiungere” risorse ulteriori per innalzare la qualità della fruizione e della conservazione di questi beni. Voglio ricordare, infatti, che la nostra Regione, in grandissimo ritardo, si è dotata di un “censimento” del suo patrimonio culturale e naturalistico soltanto nel 2017 individuando le relative Aree di attrazione ed investendo, l’anno successivo, nel 2018, cifre cospicue, rinvenienti dal POR Calabria FESR FSE 2014/2020 e dal Patto per lo Sviluppo, per la loro conservazione e migliore fruizione. Oggi, come allora, la sfida per il nostro patrimonio culturale è sempre la stessa: proteggerlo e valorizzarlo appieno. Magari con le Unioni dei Comuni montani.

*Segreteria regionale Pd Calabria – Aree Interne



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