Sanità in Italia, 5 Regioni bocciate nella prevenzione e nelle cure territoriali

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Il sistema sanitario italiano ha registrato miglioramenti sul fronte dell’assistenza ospedaliera, ma ha evidenziato carenze significative nelle aree della prevenzione e delle cure territoriali.

A rivelarlo è il Monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) realizzato dal Ministero della Salute. Questo ha messo in luce che, sebbene 13 Regioni e Province Autonome abbiano raggiunto la sufficienza in tutte le aree dell’assistenza sanitaria, ben 5 Regioni sono state bocciate nella prevenzione e nelle cure territoriali.

I risultati del monitoraggio sulla sanità in Italia

Prima la buona notizia: il Monitoraggio Lea del 2023, i cui dati sono stati anticipati il 26 febbraio 2025 dal Sole 24 Ore, ha confermato che il sistema sanitario nazionale italiano sta facendo progressi nel settore ospedaliero, registrando un miglioramento generalizzato delle performance in questo ambito. Tuttavia, la cattiva notizia è che persistono difficoltà in altre aree cruciali per la salute dei cittadini, ovvero la prevenzione e la cura tramite l’assistenza distrettuale.

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Nel dettaglio, è emerso che 14 Regioni hanno raggiunto la sufficienza in tutte e tre le aree analizzate (prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera). Tra queste spiccano Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia e Sardegna.

Tuttavia, le restanti Regioni, nonostante l’impegno, non sono riuscite a conseguire risultati adeguati.

Le Regioni bocciate

Cinque Regioni si sono distinte negativamente per non aver raggiunto la sufficienza in almeno una delle aree monitorate. In particolare, la Valle D’Aosta ha ottenuto il punteggio più basso, venendo bocciata sia nell’assistenza distrettuale che in quella ospedaliera. Segue un gruppo di Regioni che non hanno raggiunto il punteggio minimo in due aree: Abruzzo, Calabria e Sicilia, che non hanno conseguito la sufficienza in prevenzione e assistenza distrettuale.

Inoltre, altre Regioni sono rimaste sotto la soglia limite in una sola area: Provincia Autonoma di Bolzano, Liguria e Molise per quanto riguarda la prevenzione, mentre Basilicata nell’assistenza distrettuale.

La situazione nelle Regioni del Sud e nelle aree periferiche resta preoccupante.

Le aree più critiche

Secondo i dati del Monitoraggio, mentre l’assistenza ospedaliera è in generale migliorata, con solo la Valle D’Aosta che non ha raggiunto il punteggio minimo, le aree della prevenzione e delle cure territoriali evidenziano le lacune più marcate.

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La prevenzione, in particolare, continua a soffrire dei postumi della pandemia, che nel 2020 ha causato un crollo delle performance. Di fatto, la ripresa è risultata più lenta del previsto. Nonostante gli sforzi, i miglioramenti sono ancora timidi, soprattutto nelle Regioni più colpite dalle difficoltà organizzative ed economiche. E anche l’assistenza distrettuale, che include le cure primarie e territoriali, ha visto scarsi progressi.

Le Regioni più virtuose

Al vertice della classifica, le Regioni che hanno ottenuto i punteggi più alti sono il Veneto, la Toscana, la Provincia Autonoma di Trento, l’Emilia Romagna e il Piemonte, che sono riuscite a mantenere livelli di assistenza elevati in tutte le aree.

Tuttavia, la loro condizione non è priva di sfide e implicazioni. Poiché molte di queste Regioni devono sostenere un numero maggiore di pazienti provenienti da altre Regioni. Questo fenomeno, pur essendo una risposta necessaria alla mancanza di risorse in altre aree, potrebbe finire danneggiare la sostenibilità economica a lungo termine.

L’importanza e l’urgenza di investire nella Sanità pubblica

La prevenzione e le cure territoriali sono cruciali non solo per migliorare la salute della popolazione, ma anche per ridurre i costi sanitari futuri. Investire in una prevenzione efficace può ridurre significativamente il numero di ricoveri ospedalieri e trattamenti costosi, alleggerendo la pressione sulle strutture ospedaliere e migliorando l’efficienza complessiva del sistema sanitario.

Se il sistema sanitario non riesce a implementare efficacemente i servizi di prevenzione, l’Italia rischia di non cogliere i benefici economici derivanti da un sistema sanitario proattivo. Investire in sanità preventiva e in un sistema di cura territoriale più efficiente non solo aiuta a migliorare la qualità della vita per i cittadini, ma contribuisce a ridurre i costi a lungo termine per il sistema sanitario regionale e nazionale.

In questo modo, la centralità delle Regioni che eccellono in sanità potrebbe essere preservata, consentendo loro di porsi come modello di efficienza e innovazione per le altre Regioni, stimolando un circolo virtuoso che si traduca anche in un beneficio economico per l’intero sistema sanitario nazionale.

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