Dall’elemosina in strada a vincere la Champions: cosa insegna la storia di Patrice Evra

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Prima di raggiungere la gloria sul campo, l’ex calciatore bianconero ha vissuto un’infanzia terribile, fatta di povertà, abusi e droga

Francesco Albanesi

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Patrice Evra al calcio deve tutto. È stato una ragione di vita, una passione per spazzare via vecchi vizi e brutte abitudini che potevano portarlo sulla brutta strada. Da piccolo faceva l’elemosina e vendeva droga a causa di brutte frequentazioni, da grande ha vinto una Champions League, giocato nei più grandi club d’Europa e disputato i Mondiali con la Francia. La sua storia richiama One of Us: il nuovo progetto per chi parte dal basso con l’obiettivo di diventare un calciatore professionista.

bocciato dal psg

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Evra è stato un poliedrico del pallone. Ha cominciato come attaccante nel club della sua città (Dakar), venendo soprannominato “il nuovo Romario”, ma a causa di problemi di statura venne bocciato al provino. Nel 1993 vola in Francia entrando a far parte del Bretigny, società dilettantistica. Si fa notare da alcuni osservatori del Psg, che lo tessera per alcuni mesi facendolo giocare come ala. Anche qui, niente da fare: bocciatura e ritorno al Bretigny. Per Patrice, nato da padre senegalese e madre capoverdiana, sono anni complicati. Vorrebbe sfondare nel pallone per allontanare quel senso di povertà che lo attanaglia da quando è nato, ma riceve solo porte in faccia. I genitori fanno lavori umili, lui passa le giornate tra scuola, calcio con gli amici e il raccogliere dalla spazzatura i panini scartati e avanzati dal McDonald’s la notte per cibarsi.

un’adolescenza difficile

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A 13 anni il primo grande trauma: gli abusi sessuali del preside della scuola nei suoi confronti. Uno shock che Evra tiene dentro di sé per diverso tempo, non rivelando niente a nessuno. Ma più passano i giorni e più il piccolo Patrice vive male con sé stesso. Alla fine, troverà il coraggio di rivelare quella ferita alla famiglia, sentendosi anche in colpa per non aver collaborato con le forze dell’ordine per ricercare quel preside che aveva violentato già altri bambini. La svolta arriva in un torneo di calcio a 5 su invito di un amico e organizzato dal centro sportivo di Juvisy-sur-Orge: un osservatore italiano lo nota e gli offre l’opportunità di fare un provino per il Torino. Neanche il tempo di accettare che a Evra piovono richieste, specie quella del Marsala, all’epoca nella Serie C1. Coi granata farà solo qualche allenamento, la possibilità di giocare tra i professionisti il francese la coglie al volo. In Sicilia Evra ci arriva a 17 anni, verrà accolto in una seconda famiglia e da lì comincia a spiccare il volo.

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il pollo come… medicina

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Nel 1999 fa una toccata e fuga in Serie B con il Monza, giocando sette partite. Poi il ritorno a casa, prima al Nizza e poi al Monaco. Con gli Aquilotti gioca un biennio, il primo di ambientamento, il secondo da titolare fisso. Nel Principato, invece, Evra ci arriva nel 2002: ad allenarlo c’è Didier Deschamps che lo conferma nel ruolo di terzino sinistro, quello della futura consacrazione. Con il club francese diventò vicecapitano e debuttò in Champions League nel 2003, arrivando a giocarsi, l’anno successivo, la finale contro il Porto di Mourinho, vittorioso 3-0. Curiosità: nel 2004 il francese si infortunò a un piede, le cure non diedero gli effetti sperati. Così, per riprendersi in fretta, utilizzò un trattamento particolare che prevedeva l’inserimento di un pezzo di pollo nella scarpa, senza una reale motivazione. In realtà, quella tecnica funzionò davvero. Gli anni allo United di Alex Ferguson sono farciti di successi: 3 Coppe di Lega, 5 Premier League, 5 Community Shield, una Champions League e un Mondiale per Club. Così come il suo biennio alla Juventus: due scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e una finale di Champions persa contro il Barcellona nel 2015.

la nazionale

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Il tramonto di carriera Evra lo passa prima al Marsiglia, dove è protagonista in negativo di un episodio che gli ha macchiato un pezzo di carriera. Prima di una partita di Europa League contro il Guimaraes viene espulso per aver dato un calcio a un tifoso dell’Olympique dopo un diverbio abbastanza acceso a centrocampo. Verrà squalificato per sette mesi dalle competizioni Uefa, giocandosi la permanenza in Francia. L’ultima squadra è il West Ham, tempo di cinque partite e far calare il sipario. Il rapporto con la Nazionale, invece, sarà burrascoso. Al Mondiale 2010 litiga con il preparatore atletico Roberto Duverne e dà vita ad un ammutinamento di squadra nei confronti del c.t Domenech. Evrà verrà così punito dalla federazione con una squalifica di cinque giornate. A Euro 2012 perde la fascia da capitano in favore di Lloris, mentre alla Coppa del Mondo 2014 ritrova sorriso e titolarità con Deschamps. Due anni dopo perde la finale di Euro 2016 per mano del Portogallo.


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