Il neo segretario di stato USA, Marco Rubio, prende di mira le missioni mediche cubane all’estero. Sanzionato anche il governatore della Calabria Occhiuto. Attuali più che mai le parole di Fidel: “Medici non bombe” (Andrea Puccio)

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Gli Stati Uniti amplieranno la politica di restrizione dei visti relativi a Cuba, che ora comporterà la sospensione di quelli associati agli accordi di cooperazione medica internazionale dell’isola.
Ciò limiterebbe il rilascio di visti ai funzionari governativi cubani e di paesi terzi, qualificati come “presunti complici”, nonché alle persone responsabili di questo programma di assistenza sanitaria internazionale.

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Tra le persone che saranno colpite da questo provvedimento troviamo anche il governatore della regione Calabria Roberto Occhiuto (nella foto con i medici che stanno lavorando negli ospedali calabresi) perché la sua regione si sta avvalendo dei medici cubani per tamponare la cronica mancanza di personale medico.
La misura, che costituisce la settima aggressione alla nazione caraibica in un mese, è stata annunciata martedì dal Segretario di Stato degli Stati Uniti. Marco Rubio, che ancora una volta mette la sua agenda personale davanti agli interessi del suo governo.
Così ha descritto la misura presa dal politico statunitense il membro dell’Ufficio Politico del Partito Comunista di Cuba e ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, che ha anche sottolineato in x che la decisione annunciata, basata su falsità e coercizione, mira a colpire i servizi sanitari di milioni di persone a Cuba e nel mondo, a beneficio di gruppi speciali di interesse per i quali Rubio garantisce lo spreco di fondi del contribuente statunitense.

Gli Stati Uniti accusano Cuba di esportare manodopera sfruttandola, come parte di una campagna diffamatoria del prestigio delle missioni mediche cubane, lanciata durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump (2017-2021).
Solo nel periodo della pandemia di COVID-19, 58 brigate mediche cubane hanno lavorato in 42 nazioni in Europa, America, Africa, Asia e Oceania. Ricordiamo che anche in Italia, a Crema e Torino, sono arrivate due brigate mediche cubane per aiutare i nostri medici in quel periodo difficile.
Come ha ripetutamente espresso il Ministero degli Esteri cubano, queste accuse cercano di associare l’isola a pratiche di “schiavitù moderna” e “tratta di esseri umani” a scopo di sfruttamento, o di presunta interferenza di questi negli affari interni degli Stati in cui si trovano.
La persecuzione degli Stati Uniti è iniziata in America Latina e, grazie agli allora governi compiacenti, ha costretto alla cessazione dei programmi di cooperazione in Brasile, Ecuador e Bolivia. (Gramna)

“Medici non bombe”

Le brigate mediche cubane rappresentano un esempio significativo di solidarietà internazionale e impegno umanitario. Sin dalla loro istituzione, hanno fornito assistenza sanitaria in numerosi paesi, incarnando il principio espresso da Fidel Castro: “Medici, non bombe”.

Nel settembre 2005, Fidel Castro fondò il Contingente Internazionale di Medici Specializzati in Situazioni di Disastro e Gravi Epidemie, noto come Brigata Henry Reeve. L’obiettivo era offrire supporto medico in aree colpite da calamità naturali ed emergenze sanitarie. La brigata prende il nome da Henry Reeve, un brigadiere nato a New York che combatté nell’Esercito di Liberazione Cubano durante la Guerra dei Dieci Anni. La prima missione internazionale organizzata della brigata si svolse in Angola nel 2005.

Nel corso degli anni, le brigate mediche cubane hanno operato in numerosi paesi. Entro la metà del 2020, la Brigata Henry Reeve era attiva in 51 nazioni e territori. citeturn0search20 Durante i 61 anni di collaborazione medica, i professionisti cubani hanno eseguito 16 milioni di operazioni e 2,246 miliardi di visite mediche.

In Italia, l’impegno dei medici cubani è stato particolarmente apprezzato. Durante la pandemia di COVID-19, 91 tra medici e personale sanitario cubano hanno operato a Crema e Torino, fornendo supporto essenziale.
Successivamente, oltre 300 medici cubani sono stati inviati in Calabria per colmare le carenze nel sistema sanitario locale.

Nel 2003, durante un discorso alla Facoltà di Giurisprudenza di Buenos Aires, Fidel Castro dichiarò: “Medici, non bombe”. citeturn0search9 Questa affermazione sintetizza la filosofia di Cuba riguardo alla politica estera: invece di investire in armamenti e interventi militari, il paese ha scelto di promuovere la salute e il benessere attraverso l’invio di medici e personale sanitario nelle zone bisognose.

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Questo approccio riflette una visione del mondo in cui la cooperazione e l’assistenza reciproca sono al centro delle relazioni internazionali. Invece di esportare conflitti, Cuba esporta competenze mediche, contribuendo a salvare vite e a migliorare le condizioni sanitarie globali.

L’impegno delle brigate mediche cubane non è passato inosservato. Nel 2017, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha assegnato alla Brigata Henry Reeve il Premio Memoriale Dr. Lee Jong-wook per la Sanità Pubblica, in riconoscimento dell’assistenza medica di emergenza fornita a oltre 3,5 milioni di persone in 21 paesi colpiti da disastri ed epidemie. citeturn0search20

Le brigate mediche cubane incarnano un modello di solidarietà e altruismo sulla scena internazionale. Attraverso l’invio di medici anziché armi, Cuba dimostra che è possibile contribuire alla pace e al benessere globale attraverso la cooperazione sanitaria, mettendo in pratica il principio di “Medici, non bombe” proclamato da Fidel Castro.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info



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