Sestre, la nutraceutica mediterranea per il benessere femminile – StartUp Magazine

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Sestre si occupa di nutrizione e farmaceutica, ed è una startup pugliese fondata e formata da donne che propone al mercato integratori per la salute femminile e che svolge, al contempo, un interessante ruolo di sensibilizzazione su patologie croniche spesso tenute sotto silenzio.

Sestre è una startup pugliese fondata da quattro giovani donne che nel giro di pochissimi anni è riuscita a farsi conoscere e a diventare un punto di riferimento per il trattamento di numerose problematiche femminili. Al cuore della sua offerta ci sono prodotti nutraceutici realizzati con ingredienti tipici della dieta mediterranea e che Sestre ha saputo valorizzare per il benessere mestruale, la fertilità femminile e la cura di patologie croniche come l’endometriosi e la vulvodinia. Quella di Sestre è dunque una storia tutta italiana, diremmo quasi squisitamente mediterranea, e soprattutto una storia di donne legate alle proprie origini e determinate a trasformare un bel progetto in un’azienda in grado di esprimere oggi un fatturato di quasi 500mila euro. Una storia che ci racconta direttamente Sabrina Fiorentino, fondatrice e CEO di questa nuova e promettente realtà.

Sabrina, come è nata Sestre?

«Dopo essermi laureata nel 2014 in farmacia e dopo un’esperienza all’estero sono arrivata a Milano dove, durante la settimana, lavoravo nel reparto controllo e qualità in un’azienda farmaceutica produttrice di prodotti omeopatici. Nel weekend, invece, ero una libera professionista al banco in farmacia. È stata un’esperienza utile, quella della farmacia, perché mi ha aiutato a capire che c’era un bisogno da parte delle donne non ha ancora colmato, come la fertilità o il ciclo, che non trovava corrispondenza nelle soluzioni in commercio.

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Ho  quindi approfondito il tema del dell’epigenetica scoprendo che la maggior parte degli attivatori genetici responsabili di proprietà salutistiche erano contenuti proprio nella nostra dieta.

Nel 2017 mi sono licenziata e sono rientrata in Puglia per dar via questa azienda. Mia sorella Silvia, biologa, mi ha affiancato, e insieme abbiamo avviato questa startup e una collaborazione con l’ateneo barese per lo studio degli alimenti tipici locali: uva, carciofi, finocchi che hanno in sé proprietà epigenetiche scientificamente comprovate in grado di apportare benefici alla salute umana».

E che cosa è emerso da questi ulteriori studi?

«Da questa attività di ricerca e sviluppo sono nati i primi integratori nutraceutici a base di estratti di uva, broccoli, carciofi, finocchio, pomodoro, arancia. Ogni nostro integratore viene studiato in laboratorio e autorizzato dal ministero della Salute prima di essere messo in commercio. Ma noi, in più, eseguiamo studi in università e studi clinici con la collaborazione degli ospedali e delle stesse clienti per monitorare l’efficacia dei prodotti sia nel breve sia nel lungo periodo. Oltre alla validazione ufficiale, quindi, conduciamo ulteriori test sui prodotti per capire se vengono ben recepiti dalla popolazione».

Quando c’è stata la vera e propria svolta?

«Dopo due anni, nel 2020, abbiamo deciso di allargare il nostro progetto e di estenderlo anche nella parte digitale. È qui che è avvenuto l’incontro con Sonia e Gloria Elicio, due sorelle con un background legato alla digital growth business strategy, al marketing e alla comunicazione. Grazie al loro ingresso in società è partito il progetto online che ha permesso a Sestre di farsi conoscere a un pubblico più ampio, attraverso il sito web e il canale e-commerce. Di conseguenza, abbiamo sempre più perfezionato il nostro go to market: abbiamo capito che uno era il prodotto su cui bisognava insistere e puntare, quello sulla fertilità perché copriva il need più forte e permetteva a noi di scalare molto più velocemente. Siamo così cresciuti in maniera esponenziale. In sostanza, abbiamo puntato sulla qualità e cercato soltanto prodotti biologici del territorio mediterraneo»

Per far percepire all’utilizzatore finale la qualità di un prodotto del genere ci vuole molta comunicazione e divulgazione. Come è avvenuto questo dialogo con il mercato?

I nostri contenuti sono veramente diventati virali perché raccontavano le qualità della ricerca e dei prodotti in maniera scientifica e questo ha avuto un effetto educational di lunga gittata. Oggi possiamo notare il ritorno di questo impegno: abbiamo vinto parecchi premi sulla comunicazione e siamo diventati un vero e proprio punto di riferimento di questo tipo di divulgazione. Ci siamo anche affiancati ad associazioni, abbiamo pubblicizzato i nuovi trovati per la fertilità, abbiamo parlato di malattie come la fibromialgia, abbiamo tenuto convegni e ci siamo legati ad attiviste che sono scese in campo al nostro fianco per realizzare un lungo percorso di sensibilizzazione. Insomma, un lavoro intenso e su più fronti che oggi ci premia e ci fa riconoscere come un interlocutore affidabile, un’azienda fondata sulla ricerca scientifica.

Questo lavoro di coworking con il cliente è andato via via ottimizzandosi con la piattaforma digitale e con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale che ha permesso una migliore gestione dei dati e un’accelerazione della ricerca scientifica. Al momento poi è disponibile una web app, lanciata durante l’Italian Week, una piattaforma web utilizzata soltanto dalle nostre clienti che consente un maggior dialogo, una maggiore aderenza alla cura in corso per le clienti e, in definitiva, una loro maggiore consapevolezza della propria salute».

Tutti questi progressi come si traducono in revenues?

«Abbiamo chiuso il 2022 con 116mila euro di fatturato, un risultato che abbiamo ampiamente superato già nel primo trimestre di quest’anno. Le previsioni di chiusura per il 2023 sono ottime, intorno a quota 500mila euro: i ricavi provengono ovviamente dalle vendite b2c solo sul mercato italiano, con dei picchi più evidenti nelle città dove c’è una sensibilità maggiore verso determinati temi. Per quanto riguarda il b2b abbiamo tutta la parte della distribuzione farmaceutica e contiamo su 15 magazzini distribuiti in tutta Italia, ma concentrati prevalentemente in Puglia e nel Lazio, vicino a Roma, città in cui si concentrano i professionisti che curano l’endometriosi. Una patologia che è cresciuta negli ultimi anni e di cui Sestre si sta occupando sia a livello di divulgazione sia con nuove soluzioni terapeutiche».

Dicevi che Sestre è partita inizialmente con risorse tue e di tua sorella. E poi chi ha creduto in voi?

A essere sinceri nei primi anni nessuno ci ha aiutato anche perché, nel 2017, in Puglia non esisteva una grande sensibilità verso l’innovazione e le startup con soluzioni innovative o tecnologiche. Diciamo che l’ecosistema di startup innovative in Puglia l’abbiamo creato noi e qualche altra piccola azienda.

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Dal 2022 abbiamo avuto l’attenzione di investitori istituzionali come CDP che è stato il primo a investire in Sestre. Quest’anno stiamo chiudendo un round che vede coinvolta sempre CDP all’interno del programma di accelerazione Terra Next, gestito da Cariplo Factory: hanno investito con un convertendo di 94mila e 5mila euro e ad aprire scorso ci hanno comunicato la loro volontà di investire ancora su di noi. Da contratto c’erano a disposizione 200mila euro, ma hanno deciso di raddoppiare l’investimento e quindi di fatto investiranno ben 400mila euro.

Riproduzione: Innlifes.com



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