Mentre Tems cancella la data del tour a causa del sostegno di Kigali all’M23, John Legend vola in Rwanda a suonare
26 Febbraio 2025
Articolo di Arianna Baldi
Tempo di lettura 4 minuti
“Non sarò insensibile ai problemi del mondo”: è con queste parole che Tems, cantante nigeriana, ha annunciato la cancellazione della data del suo tour a Kigali, in Rwanda. Vincitrice di due Grammy Awards a soli 29 anni, Tems ha spiegato le sue motivazioni sui social media, pubblicato poche settimane fa.
La promozione del concerto sarebbe avvenuta prima che lei fosse a conoscenza di quanto già stava accadendo tra Rwanda e Rd Congo, in particolare riguardo al sostegno del Rwanda al gruppo armato M23. Ma una volta acquisite maggiori informazioni, anche in seguito a un’ondata di indignazione da parte suoi fan, ha scelto di fare marcia indietro.
La decisione ha acceso il dibattito sul ruolo degli artisti nella politica africana: da un lato, c’è chi l’ha elogiata per il suo coraggio nel prendere posizione, dall’altro, c’è chi ha criticato invece l’uso del boicottaggio culturale come strumento politico.
Una strada sulla quale Tems è stata preceduta pochi mesi fa da un altro artista di fama internazionale, che ha preso posizione non in merito all’Rd Congo, ma al Sudan.
Macklemore per il Sudan
È il caso del rapper statunitense Macklemore, che lo scorso agosto ha annullato un concerto a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, in segno di protesta contro il coinvolgimento del paese nel conflitto sudanese.
Macklemore ha espresso sul suo profilo Instagram preoccupazione per il sostegno degli Emirati alle Forze di Supporto Rapido (RSF) sudanesi, accusate di gravissime violazioni dei diritti umani, tra cui stupri di massa e atti genocidari.
L’annuncio a suo tempo ha destato grande sorpresa nel suo pubblico e non solo. Tradizionalmente, molti artisti hanno sostenuto cause umanitarie attraverso concerti benefici e campagne di raccolta fondi, come il famoso “Band Aid” per combattere la fame in Etiopia.
Tuttavia, queste iniziative sono state spesso criticate per il loro approccio paternalistico e per la narrazione semplicistica dell’Africa come un continente da salvare. Le recenti azioni di Tems e Macklemore rappresentano un paradigma diverso: non raccolte fondi, ma una presa di posizione netta su questioni politiche e diritti umani.
John Legend: no al boicottaggio, punisce le popolazioni
Si muove in direzione diversa invece il cantautore americano John Legend, che ha scelto di confermare le proprie date e di esibirsi comunque in Rwanda, cosa che gli è costata una pioggia di critiche tale da dover eliminare i post al riguardo.
Legend ha affermato di non voler punire il popolo rwandese per le azioni del loro governo, sottolineando l’importanza di sviluppare le capacità di tournée nel continente africano. Ma gli attivisti sui social denunciano il tentativo del Rwanda di voler ripulire la propria immagine attraverso la collaborazione con artisti afroamericani, e che così facendo la star di All of me sarebbe caduta nel tranello.
E i cantanti congolesi?
Eppure, anche in questo caso, Legend non è solo. Una linea di apertura e dialogo è stata dimostrata in alcune circostanze persino da artisti congolesi. Nel 2023, Innoss’B, cantante di Goma, ha sostenuto in un’intervista che non avrebbe nessun problema a tenere un concerto in Rwanda, qualora venisse invitato.
Di fronte all’indignazione di massa della stampa locale, ha replicato che i rwandesi rimangono i loro vicini, e che in qualche modo prima o poi bisognerà comunicare con loro.
Una linea di pensiero agli antipodi rispetto a quella di Maître Gims, star congolese ormai di fama mondiale che ha più volte preso apertamente posizioni politiche. Nel 2023, ha persino cancellato un concerto in Tunisia per il trattamento riservato dal governo alle persone migranti nel paese.
Sono diverse angolature che riflettono un dibattito più ampio sul ruolo degli artisti, africani e non, nel modificare piano piano il paradigma dell’attivismo internazionale nei confronti del continente. Una strada che era già stata parzialmente aperta quaranta anni fa.
Già negli anni ’80, mentre sbocciavano le varie We Are The World e Band Aid, un collettivo di artisti si formava intorno al nome di “Artisti Uniti contro l’Apartheid”, composto da figure dal calibro di Miles Devis, Ringo Starr, Bruce Springsteen e tanti altri.
Il gruppo musicale, sulle note della canzone “Sun City” dichiarò che i suoi membri non si sarebbero più esibiti in Sudafrica finché non avrebbe abolito la segregazione razziale. Il quel caso, il boicottaggio culturale contribuì effettivamente a sensibilizzare l’opinione pubblica globale e a esercitare pressione sul regime sudafricano.
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