Top e Flop, i protagonisti di giovedì 27 febbraio 2025 – AlessioPorcu.it

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 27 febbraio 2025

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 27 febbraio 2025.

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TOP

ROBERTA ANGELILLI

Una road map, con una meta finale ed un percorso da seguire. La Regione Lazio si dota di uno strumento concreto per delineare le proprie politiche industriali nei prossimi anni. Il nuovo Piano industriale, presentato ieri segna un passo avanti fondamentale per lo sviluppo economico del territorio, mettendo a disposizione oltre mezzo miliardo di euro.

L’obiettivo di creare 1.500 nuove imprese, generare 13mila nuovi posti di lavoro nei settori tecnologici e incrementare l’export di 7,8 miliardi di euro è ambizioso e dimostra una chiara volontà di rilancio dopo anni di stagnazione.

Visione e condivisione

Al di là delle cifre, sono due i punti politicamente più importanti. Il primo è che finalmente c’è una visione di medio e lungo termine sulla quale orientare tutte le azioni della Regione. Il secondo sta nel fatto che quel documento sia il frutto di un lavoro condiviso, fatto a quattro mani con gli industriali e cioè con chi sta con gli anfibi sul terreno e deve usufruire di quelle politiche per stimolare la crescita. (Leggi qui: Il Lazio come un’azienda: ecco il piano industriale per rilanciare l’economia).

L’iniziativa presentata ieri ha il merito di offrire una programmazione organica e di coinvolgere vari attori economici e istituzionali, evitando che le scelte siano appannaggio esclusivo di una singola provincia o di logiche politiche di breve respiro. Corrosivo il passaggio in cui il Governatore Francesco Rocca dice «Le politiche industriali di una regione non possono essere decise da una sola provincia». È chiaro il riferimento al disegno dell’ex presidente del Consorzio Industriale Francesco De Angelis rimproverato, tra le righe, di avere concepito un consorzio tarato sulle province di Frosinone e Latina. Il che è sostanzialmente vero: ma De Angelis lo fece perchè l’80% del tessuto manifatturiero del Lazio sta al Sud.

Tra un mese si vedranno gli effetti della cura affidata al Commissario Raffaele Trequattrini. Al quale è stato detto di rivoltare come un calzino quell’ente, allargarlo e renderlo economicamente solido. Il Consorzio Industriale del Lazio riordinato, atteso entro il 31 marzo, potrebbe rappresentare uno strumento decisivo per superare le frammentazioni territoriali e garantire una governance più efficace delle politiche di sviluppo.

Luci ma anche ombre

Tuttavia, permangono alcune criticità che non possono essere ignorate. In particolare, il Piano industriale del Lazio sembra carente su due fronti essenziali per il futuro dell’industria: la politica energetica e la proiezione internazionale.

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In un contesto in cui la transizione ecologica e la sicurezza energetica sono cruciali per la competitività delle imprese, non si intravede una strategia chiara sulle fonti rinnovabili, sulle infrastrutture energetiche e sul supporto alle aziende nel percorso di decarbonizzazione. E sulla creazione delle comunità energetiche capaci di dare autonomia e stabilità ai singoli poli industriali. Senza un quadro definito in questo senso, il rischio è che lo sviluppo industriale non sia sostenibile nel lungo periodo.

Possibilità di slancio

Allo stesso modo, sebbene si parli di export e internazionalizzazione, manca una visione strutturata su come il Lazio intenda posizionarsi nei mercati globali. Attraverso chi? Inserendo Civitavecchia sulla rotta agroalimentare europea che unisce i grandi mercati ortofrutticoli del continente? O c’è bisogno di una struttura aeroportuale specializzata nelle merci? La Tav delle Merci ipotizzata non troppi anni fa con un corridoio continentale che passa nel Lazio esiste ancora?

Non si tratta solo di incentivare le esportazioni, ma di costruire una rete di relazioni strategiche con altri distretti industriali europei e mondiali, favorendo investimenti e collaborazioni di alto livello. Senza questa proiezione, il rischio è di limitarsi a un’azione interna senza una reale capacità di attrarre capitali e talenti dall’estero.

Il Piano industriale del Lazio è quindi un’iniziativa positiva, che colma un vuoto programmatico e offre un nuovo slancio alle politiche economiche regionali. Tuttavia, affinché possa realmente incidere sul futuro produttivo del territorio, è necessario integrare una visione energetica chiara e una strategia internazionale più strutturata. Solo così si potrà garantire una crescita solida e duratura, in grado di rispondere alle sfide globali e rendere il Lazio un polo di eccellenza industriale.

Abbiamo un piano.

MATTEO ZUPPI

Il cardinale Matteo Maria Zuppi (Foto: Canio Romaniello © Imagoeconomica)

Nel corso degli anni il cardinale Matteo Zuppi è riuscito a fissare paletti etici e cristiani molto particolari. Lo ha fatto seguendo un suo percorso parallelo di ecumenicità che alla fine lo ha portato a diventare uno “degli uomini” di Papa Bergoglio ma senza prendersi l’aura codina del pretoriano bianco.

L’Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana è un presule di rango che proclama l’eguaglianza, non ghettizza gli ultimi in base alle loro Patrie ed accoglie ogni pianto, prima che ogni fuga.

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Tanto radicato è Zuppi, in questa sua vocazione alla Pace come obiettivo e non solo come paradigma etico, che alla fine Papa Francesco ne aveva fatto una specie di “Inviato del cuore”. Anche in Ucraina. Oggi il Pontefice sta male e ci sono due cose d Zuppi che vanno rimarcate. La prima è la sua assoluta dedizione nell’invocare un ritorno allo stato di salute di Francesco.

La veglia felsinea
(Foto: Andrea Di Biagio © Imagoeconomica)

Il cardinale lo ha fatto con la recita del rosario per esprimere tutta la vicinanza a papa Francesco. Il cardinale ha guidato la veglia nella chiesa di San Domenico a Bologna, per pregare per il Papa.

E con queste parole: “Vogliamo stringerci al Santo Padre chiedendo al Signore di sostenerlo in questo momento di sofferenza, perché trovi sollievo e possa ristabilirsi al più presto”. Quello di Bologna è stato “il primo appuntamento che coinvolgerà tutte le Chiese in Italia unite, insieme, in un unico abbraccio orante: una catena di preghiera che raduna tutte le comunità intorno al Vescovo di Roma che presiede nella comunione.

Poi c’è il secondo aspetto, ed è quello per cui Zuppi è tra i papabilissimi in caso Francesco dovesse rinunciare al Soglio Pontificio per malattia. E’ vero, lui è considerato un bergogliano di ferro e questa potrebbe essere posizione di svantaggio.

La continuità etica
(Foto: Alessandro Di Meo © Ansa)

Tuttavia al tempo stesso garantirebbe una continuità assoluta con la linea di un Pontefice che, inabilitato, potrebbe però non voler vedere “morire” quel che ha creato. Molti indicano, sempre nell’eventualità “bianca” di una rinuncia, Pietro Parolin come figura di mediazione. Oppure Luis Antonio Tagle, già arcivescovo di Manila e bergogliano “soft”.

Ma il dato e facendo la tara a previsioni che in ogni caso appaiono ineleganti, è che Matteo Zuppi sembra stare accovacciato benissimo nel cuore di Dio, oltre che in quello del Papa e di qualche manciata di cardinali prog. E forse per il mondo questo è un bene.

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Altissimo prelato.

FLOP

DANIELA SANTANCHE’

Daniela Santanchè (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Mozione bocciata e così sia: il sale della democrazia sta esattamente nel punto in cui la seconda, come il primo, magari se sfregata sulle ferite aperte fa male. Daniela Santanchè non è stata sfiduciata dall’Aula della Camera. Aula che non ha raccolto voti maggioritari sufficienti a sfiduciare la ministra del Turismo rinviata a giudizio. La mozione di sfiducia presentata dal Movimento Cinque Stelle e sottoscritta dal Partito democratico e da Alleanza verdi e sinistra ha sortito numeri.

Questi: i no alla sfiducia sono stati 206, 134 i sì, un astenuto. Ci sta e a ben vedere la faccenda ormai è parte di un passato prossimo. Resta tuttavia il bisogno di fare alcune considerazioni che abbiano duplice caratteristica: che siano cioè a margine del fatto ed a mente fredda rispetto al merito del fatto stesso.

La riflessione a freddo
L’Aula della Camera dei Deputati a Montecitorio

Ed il preambolo non cambia, piuttosto si allontana e diventa sfondo per una riflessione più matura. Santanchè è imputata di falso in bilancio per il caso Visibilia e accusata di truffa ai danni dell’Inps. E il dato è etico, non giudiziario, visto che viviamo in uno Stato di Diritto che fonda ogni sua considerazione (o dovrebbe farlo) su garantismo e presunzione di innocenza.

Poi però ci sono il dato politico e quello personale, e lì è difficile restare al palo senza fare analisi sul caso della controversa ministra. Come pure è difficile non voler considerare l’aspetto tattico per cui un governo, pur di non perdere la faccia ammettendo che un suo membro lo imbarazza, la perde due volte superando quell’imbarazzo e tenendoselo in casa.

Senza Giorgia in aula
Giorgia Meloni

Il fatto che Giorgia Meloni non fosse presente alla votazione sulla mozione la dice lunga, d’altronde. Poi c’è l’aspetto umano, tra i vittimista e sfrontato, che la Santanchè ha tenuto in aula. E’ vero che chi è sotto attacco deve difendersi con toni equiparabili. Tuttavia ma è pur vero che chi è istituzione deve agire, anche dialetticamente, in ambito istituzionale.

Se non strettissimo almeno stretto. E di certo non così: “Io sono l’emblema, io sono il vostro male assoluto: sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene, ma non solo. Io sono anche quella del Twiga, del Billionaire, che voi tanto criticate, aziende che danno posti di lavoro”.

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Le cose poco eleganti

Ecco, voler identificare un’azione sovrapponendole il presunto odio per una donna riuscita è la cosa meno elegante che una donna (o un uomo) possano fare. “Però guardate che sono la stessa persona che molte volte anche qualcuno di voi ha chiamato al telefono, ma mi fermo qua, perché, anche se voi non lo pensate, io sono una signora”. Elegantissima, non c’è dubbio.

“Vi do una notizia: potete usare strumentalmente le persone, potete convincere i giornalisti della stampa amica, di trasmissione televisiva, qualche PM, qualche giudice, pochi, grazie a Dio, perché in magistratura, grazie a Dio, la maggioranza è una maggioranza di persone perbene, ma non riuscirete mai a farmi diventare come voi o a pensare come voi.

Il boomerang dimissioni

E diventare come, a contare che la Santanchè aveva chiesto almeno dieci dimissioni certificare in ordina a casi di certo meno gravi ed imbarazzanti del suo? La ministra poteva uscirsene pulita, anche perché, al netto di qualche franco tiratore di Fdi e Lega, lei aveva i numeri in tasca.

E quei numeri dicevano ex ante che non sarebbe uscita sfiduciata da Montecitorio. Eppure ha voluto strafare. Come al solito. E con pochissima eleganza.

“Panni americani”.



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