(AGENPARL) – Roma, 25 Febbraio 2025
(AGENPARL) – mar 25 febbraio 2025 (ACON) Trieste, 25 feb – “Dobbiamo fare la nostra parte per
conseguire una maggiore autonomia energetica a livello nazionale,
secondo gli obiettivi assegnati al Friuli Venezia Giulia di un
aumento di maggiore energia proveniente da fonti rinnovabili
(Fer) pari a quasi 2 GWh entro il 2030: obiettivo molto sfidante,
per il raggiungimento del quale ? stato messo in atto un sistema
di incentivazione e di sostegno economico affinch? possano
svilupparsi tutti i progetti di investimento necessari alla
transizione”.
Questo l’incipit di Andrea Carli (Pd) in veste di relatore per la
minoranza del disegno di legge 38 sull’installazione di impianti
a fonti rinnovabili sul territorio regionale.
Ma, avverte Carli, “il raggiungimento di questo obiettivo cos?
importante non pu? esimerci dal definire regole chiare
finalizzate all’equilibrio e alla sostenibilit?, tenendo in
debito conto l’ambiente e il benessere dei cittadini, nonch? la
tenuta del sistema economico, in particolare quello agricolo.
Siamo convinti che il disegno di legge 38 possa essere ampiamente
integrato e perfezionato, per evitare che il provvedimento,
decisamente attento agli impianti fotovoltaici (per i quali il
presidente di Anci Fvg non ha esitato a dire che ‘i buoi sono gi?
usciti dal recinto’), ignori aspetti fondamentali per regolare
gli impianti relativi ad altre tipologie di Fer e salvaguardare
l’equilibrio del sistema”.
Il dem ha quindi ricordato che il suo partito “su questo tema ha
presentato una proposta di legge gi? nel corso della XII
legislatura, ma fu rimbalzata dalla Commissione all’Aula e nel
frattempo sono proliferate le richieste di autorizzazione ad
impianti Fer”, perci? “arriviamo con colpevole ritardo, con le
amministrazioni comunali lasciate sole a gestire le questioni
aperte: il consumo di suolo, in particolare quello destinato
all’agricoltura; la salubrit? dei luoghi; la tutela del
paesaggio; le distanze dai centri abitati; l’agroalimentare; la
coerenza tra dimensioni degli impianti ed esigenze del
territorio; la correlazione esistente tra nuovi impianti e la
necessit? di adeguare le infrastrutture di trasporto dell’energia
elettrica agli obiettivi di maggior produzione;
l’approvvigionamento della materia prima agricola e zootecnica
per gli impianti a biometano”.
“Crediamo ancora, nonostante la bocciatura di tutti gli
emendamenti presentati dalle forze di Opposizione in IV
Commissione, che si possa trovare un maggiore equilibrio per la
tutela del paesaggio, in particolare limitando la vicinanza degli
impianti di produzione ai centri abitati. In generale, esprimiamo
un forte timore – ha rimarcato il consigliere – legato al periodo
eccessivamente lungo con il quale si prevede la definizione delle
aree non idonee: 12 mesi durante i quali si potrebbe determinare
una forte accelerazione delle domande di autorizzazione per nuovi
impianti prima della piena attuazione del ddl 38”.
Altra carenza, per Carli, “riguarda gli impianti per la
produzione di biometano: il ddl considera l’occupazione di suolo
esclusivamente rispetto all’impianto di produzione, non tenendo
per? in debito conto le superfici agricole collegate alla
produzione della materia prima necessaria al funzionamento
dell’impianto stesso, con particolare riferimento alla produzione
di prodotti agricoli destinati ai vari impianti di biometano, con
il conseguente vincolo di ingenti superfici agricole del
territorio regionale. Gli impianti per la produzione di biogas o
biometano, nati per risolvere il problema dello smaltimento dei
reflui zootecnici, devono avere una dimensione correlata alle
esigenze del territorio. Cos? spesso non ?, data l’opportunit? di
sfruttare al massimo gli incentivi”.
“Ancora, rimane il tema del fine vita di questi impianti: cosa ne
sar? di quelle aree – ha chiesto il relatore – una volta che il
ciclo di produzione sar? terminato? Alcuni nostri emendamenti
sono per la presenza di fidejussioni per la restituzione del
suolo nelle condizioni originarie e la semplificazione del
procedimento della variante urbanistica per ripristinare la
zonizzazione allo stato precedente all’autorizzazione, onde
evitare di avere, tra 30 o 40 anni, ettari ed ettari di terreni,
storicamente agricoli, preda di ulteriori speculazioni”.
“Vi ?, poi, la questione delle infrastrutture di trasporto
dell’energia che pu? avere due possibilit?: valutare l’idoneit?
delle aree anche sulla base delle reti; l’intervento del privato
a rafforzare le reti esistenti, sia in funzione della sicurezza
che della stabilit? delle linee. E ci pare un’ottima osservazione
– ha aggiunto – quella portata da Legambiente in IV Commissione,
che propone il rapporto tra impianto energetico e sistema
agricolo, prevedendo contrattualizzazioni per mantenere in
coltivazione o in gestione per lo meno le porzioni di superficie
che non sono del tutto occupate”.
“Da ultimo, poich? le imprese vorranno realizzare i nuovi
impianti nelle aree dove ? pi? conveniente farlo per massimizzare
il ritorno degli investimenti, siamo convinti non solo che si
devono porre vincoli per limitare il pi? possibile il
depauperamento del territorio, ma soprattutto dell’opportunit? di
favorire al massimo l’uso di quelle aree degradate, anche
attraverso degli incentivi”, ha concluso.
ACON/RCM-fc
251349 FEB 25
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