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Le pensioni pagate all’estero a tutto il 2023 sono state oltre 310.000, numero che negli ultimi 13 anni è in diminuzione secondo i dati forniti recentemente durante un convegno promosso dall’Inps e della Fondazione Migrantes. I numeri sui pensionati italiani all’estero sono in calo rispetto al 2019 mentre i pensionati stranieri che tornano in patria dopo aver maturato il diritto al trattamento in Italia, sono invece in crescita del 25 per cento, sempre rispetto al 2019. Ne abbiamo parlato con Susanna Thomas dell’Inps

Le pensioni pagate all’estero a tutto il 2023 sono state oltre 310.000, numero che negli ultimi 13 anni è in diminuzione secondo i dati forniti recentemente durante un convegno promosso dall’Inps e della Fondazione Migrantes. I numeri sui pensionati italiani all’estero sono in calo rispetto al 2019 mentre i pensionati stranieri che tornano in patria dopo aver maturato il diritto al trattamento in Italia, sono invece in crescita del 25 per cento, sempre rispetto al 2019.

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Foto Calvarese/SIR

Il trend negativo dipende dal fatto che la maggior parte delle pensioni oggi in pagamento sono “collegate ad un’ondata migratoria meno recente, iniziata dopo il secondo dopoguerra e terminata durante gli anni 70 del secolo scorso, cui ha fatto seguito un periodo di pausa di circa 30 anni. Le partenze verso l’estero sono poi riprese a partire dal 2007 e proseguono tutt’oggi”, dice al SIR Susanna Thomas della Direzione centrale pensioni Inps, relatrice al convegno cui hanno partecipato anche il presidente dell’Inps Gabriele Fava, mons. Giancarlo Perego della Commissione Cei per le Migrazioni, mons. Pierpaolo Felicolo direttore generale della Migrantes e la sociologa Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo.

 

Per la Thomas il risultato è che “il consistente numero di pensioni legate ad un flusso migratorio meno recente sta inevitabilmente riducendosi, considerato che le retribuzioni pensionistiche sono destinate a persone molto avanti negli anni. Il problema è che tale contrazione non viene ancora compensata dal pagamento delle pensioni legate alla nuova ondata migratoria, il cui numero è in continuo aumento, ma non raggiunge quello relativo all’eliminazione delle vecchie”.

In cosa differiscono i pagamenti di pensione all’estero rispetto alle due epoche?
“Per quanto concerne le pensioni legate ad un’emigrazione più antica, la motivazione principale, per non dire esclusiva, che spingeva gli italiani a lasciare i nostri confini era lo stato di necessità, cioè una condizione corrispondente all’impossibilità di qualsiasi scelta alternativa se non quella di trasferirsi all’estero per cercare un lavoro che consentisse loro di avere, per sé e per la loro famiglia, un livello di vita dignitoso. Ad emigrare erano persone con bassa scolarità che in Italia svolgevano lavori con basse retribuzioni. Partivano gli uomini per cercare lavoro e le donne li raggiungevano per ricongiungimento familiare. Gli importi delle pensioni pagate dall’Inps a questi pensionati sono molto esigui, in quanto in regime di totalizzazione, che permette all’Inps di pagare solo una quota parte dell’assegno pensionistico in relazione ai contributi versati in Italia e che quindi, date le premesse sopra esposte, erano evidentemente pochi. I pagamenti, infine, sono concentrati in alcuni paesi: Canada e Stati Uniti, Argentina e Australia e per quanto riguarda i Paesi europei più vicini all’Italia, Germania, Austria, Svizzera, Francia e Belgio. Elementi completamente differenti caratterizzano, invece, le pensioni nuove, quelle legate ad un’emigrazione più recente. A partire non sono più esclusivamente coloro che si trovano in uno stato di necessità, ma chi si trova in uno stato di bisogno o chi ha un’aspettativa volta ad ampliare le conoscenze, le competenze, a ricercare specifici obiettivi professionali e personali e ad incrementare il proprio guadagno. Partono anche i meno giovani, che vogliono crescere professionalmente, fare carriera o cercare nuovi stimoli.

Discorso a parte per le pensioni pagate all’estero di nuova generazione sono frutto di scelte operate anche dalle donne. Già l’utilizzo dei termini “scelta” e “operata”, sottolinea che a differenziare le epoche è intervenuta una rivoluzione nei costumi, nella mentalità, nella cultura, nel mondo sociale e lavorativo. Così, se è vero che la parità di genere è ancora molto al di là da venire è anche vero che le donne manifestano liberamente la propria volontà, le proprie esigenze, i propri obiettivi. Oggi l’Inps paga alle cosiddette ‘nuove’ pensionate un numero crescente di trattamenti pensionistici diretti. I dati, infatti, ci dicono che in generale, dal 2019 al 2023, le pensioni pagate alle donne sono in calo del 5%, ma considerando le sole pensioni dirette, sono in aumento del 9%. Si registrano un forte aumento per le pensioni Inps pagate in Africa (+34%), in Asia (+40%) e in America centrale (+22%).

Il tema è strettamente connesso con le pensioni pagate agli stranieri?
L’Italia, già a partire dagli Anni ‘70, si è trasformata da paese delle partenze, a paese degli arrivi. Conseguentemente, le pensioni destinate ai soli stranieri, che nel 2023 superano il 26% del totale, sono in continuo aumento: a titolo esemplificativo, rispetto al 2019, sono aumentate del 122% in Romania, del 44% in Polonia, di oltre il 215% in Moldavia e dell’89% in Bulgaria.

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Per la Fondazione Migrantes, i dati previdenziali dell’Inps confermano due evidenze emerse già dal proprio lavoro di ricerca e accompagnamento pastorale: che le migrazioni non sono perdita, ma guadagno a vari livelli; e che emerge la necessità di un “patto con i giovani” per una nuova Italia in cui ci sia più attenzione per le fragilità sistemiche e maggior impegno al loro superamento per poter scegliere e non essere costretti a emigrare.





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