Milano-Cortina 2026, il monitoraggio non piace

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La pubblicazione del secondo report Open Olympics sulla trasparenza dei futuri Giochi invernali ha provocato la reazione delle società organizzatrici e di alcuni esponenti del governo. Fondazione Milano-Cortina ricorre al Tar anche contro il parere dell’Anticorruzione

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

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27 febbraio 2025

Il controllo dal basso su cosa succede nei cantieri nelle future Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non piace a tutti. La pubblicazione del secondo report Open Olympics sulla trasparenza dei Giochi, a cura di una rete di più di venti associazioni, e soprattutto l’eco mediatica che ne è seguita hanno provocato la reazione irritata di Simico, l’azienda che gestisce la realizzazione delle opere, e i commenti del ministro delle infrastrutture Matteo Salvini che, sui social si è scagliato contro quelli che ha definito “i signori del no”, prima generalizzando tra chi non vuole le grandi opere e chi chiede di sapere come vengano spesi i soldi pubblici, e poi facendo sorgere il dubbio che loro stessi abbiano sabotato la pista da bob, qualche giorno prima della visita del Comitato olimpico internazionale a Cortina. 

Milano-Cortina 2026, Open Olympics vuole trasparenza anche dalla Fondazione che organizza i giochi 

Manca meno di un anno dai Giochi Olimpici invernali in cui l’Italia sarà protagonista: poco tempo per accelerare sulla costruzione delle opere, mantenendo però alta l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro e sulla protezione dei territori che in Veneto, Trentino Alto-Adige e Lombardia vedranno grandi cambiamenti in vista della kermesse mondiale. Una settimana dopo “One year to go”, la cerimonia istituzionale del 6 febbraio al Teatro Strehler di Milano, in cui si elogiavano la creazione di posti di lavoro e un modello vincente, la pubblicazione del report di Open Olympics con le richieste di maggiore trasparenza per il bene di tutti i cittadini non ha sortito lo stesso effetto. 

Il controllo dal basso su cosa succede nei cantieri nelle future Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non piace a tutti

Al di là delle polemiche, quello che è certo è che, a poco più di undici mesi dall’inizio dei Giochi, i fronti aperti sono (almeno) tre. I primi due sono la sicurezza sul lavoro – con la firma del protocollo tra Ministero dell’Interno, associazioni datoriali e sindacati – e la natura pubblica o privata della Fondazione Milano-Cortina, su cui si è espressa anche l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Il terzo aspetto, più ampio e dai contorni più sfumati, riguarda la criminalizzazione della società civile che chiede di sapere come vengono spese le risorse pubbliche, da parte di chi le gestisce e da esponenti del governo. Ciò che pare dare più fastidio è soprattutto che se ne parli pubblicamente e che giornali e tv possano titolare su questa richiesta di trasparenza.

Il report Open Olympics e la risposta di Simico S.p.A.

Il secondo report pubblicato della campagna di Open Olympics ha messo sotto la lente di ingrandimento le informazioni pubblicate da Simico, sul portale creato dalla società destinato alla trasparenza, avviato a ottobre scorso e aggiornato ogni 45 giorni, dove si possono ottenere informazioni su 94 opere. Il report riconosce i passi avanti compiuti da Simico per rendere consultabile lo stato dei lavori, ma avanza ulteriori richieste di trasparenza su quattro punti: poter conoscere il numero di tutti i progetti legati alle Olimpiadi, il costo effettivo e chi dovrà pagare, l’impatto ambientale delle opere e la garanzia dei controlli per la tutela del lavoro e dell’ambiente, nonostante i tempi stringenti. 

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A poche ore dalla pubblicazione è giunta la nota di Simico, che ha giudicato i contenuti del report come “strumentalizzazioni inaccettabili” e ha sottolineato che “i cantieri delle opere sportive procedono nel pieno rispetto del timing stabilito e tutti saranno ultimati prima dei Giochi olimpici e paralimpici […]. Affermare il contrario non è falso, ma assolutamente diffamatorio”. 

A poche ore dalla pubblicazione del secondo report è giunta la nota di Simico, che ha giudicato i contenuti del report come “strumentalizzazioni inaccettabili”

La società ha risposto alle quattro domande civiche delle associazioni. Sul fatto che figurino sul portale solo 94 opere, la società si è soffermata sulle “rimodulazioni attuate nel mese di novembre” che hanno portato “all’accorpamento di alcuni codici unici di progetto”. Sebbene nel report le associazioni facessero già riferimento a questo tipo di cambiamento. Ha poi aggiunto: “Non attengono a Simico opere che non siano indicate dal Dpcm anche se legate ai Giochi”, escludendo quindi gli appalti di altri enti che stanno realizzando lavori legati alle Olimpiadi. Sul punto della trasparenza sulle fonti di finanziamento, Simico si appella al decreto di settembre 2023, in cui viene approvato il Piano complessivo delle opere olimpiche Milano Cortina 2020-2026. Mentre per quanto riguarda lavoro e ambiente, che Simico ritiene di sintetizzare nei controlli di legalità, la società ha spiegato di aver siglato un protocollo per la creazione di uno strumento contro “ogni rischio di infiltrazione criminosa”. Oltre a questo, ha ribadito che gli impianti sportivi “sono tutti allineati ai cronoprogrammi”. 

In conclusione, Simico “prende atto che nonostante lo sforzo, la volontà di strumentalizzazione dei dati ha condotto a una lettura travisata dello stato attuale delle cose”. Una lettura dalla quale la società “si dissocia in tutto e per tutto, riservando qualsiasi ulteriore valutazione nelle sedi opportune”. La nota ha lasciato interdette le associazioni che hanno pubblicamente ribattuto di chiedere sepmplicemente ulteriori informazioni su “come, agendo in tempi stretti, si vogliano tutelare lavoro, ambiente e controlli”. 

Villaggio olimpico, si cambia

Il 26 febbraio, la presidente di Simico Veronica Vecchi ha preso parte alla riunione pubblica delle commissioni congiunte Olimpiadi e Antimafia del Comune di Milano. Durante il suo intervento ha premesso di aver apprezzato il metodo rigoroso sul piano scientifico con cui era stata condotta la ricerca delle associazioni, spiegando che a suo giudizio “il problema è stata la stampa“. Ha poi invitato Libera, che è una delle associazioni della rete di Open Olympics a non cogliere “questa opportunità per strumentalizzazione politica. Altrimenti chiudo la pagina delle opere di Milano-Cortina”. Ipotesi che anche alcuni assessori del comune di Milano hanno cercato di smorzare. Insomma monitorare può anche andare bene, finché lo si fa tra gentiluomini e gentildonne: non bisogna eccitare troppo l’attenzione pubblica. Esattamente il contrario dello spirito che sta alla base del monitoraggio civico. 

Chi pagherà per le scelte di Fondazione Cortina, tra approfondimento Anac e ricorsi al Tar

Un altro capitolo di questa storia riguarda invece Fondazione Milano-Cortina 2026, che svolge tutte le attività di organizzazione, promozione e comunicazione degli eventi sportivi e culturali delle Olimpiadi. 

Nel report, le associazioni hanno espresso preoccupazioni per le eventuali risorse pubbliche che saranno investite nel caso in cui i costi finali della kermesse superassero i ricavi. È questo ciò che è contenuto nel documento di bilancio della società, in cui si sottolinea che la responsabilità di riappianare i conti in rosso sarà a quel punto degli enti pubblici. Il report evidenzia il dato pubblico del bilancio di fine 2023, da cui risulta che il deficit ammontava a 107 milioni di euro. Però poiché la Fondazione è un soggetto privato, al momento non sono state rese pubbliche in dettaglio le voci di spesa.

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Olimpiadi di Parigi 2024, nessuna parità ai vertici dello sport

Su questo punto Anac si è espressa con una nota del presidente Giuseppe Busia del 14 febbraio 2025, che contiene un approfondimento sull’inquadramento della Fondazione. Scopo del lavoro di Anac è stato quello di appurare se effettivamente Fondazione potesse continuare ad essere considerato un ente privato e non equiparato a un organismo di diritto pubblico e quindi sottostare alla normativa in materia di anticorruzione e trasparenza. L’Anac ha chiarito che l’assunzione da parte della mano pubblica dell’impegno di ripianare l’eventuale debito, pone “la Fondazione al riparo da ogni rischio di impresa, che, in ultima istanza […] finisce per ricadere sui soggetti pubblici operanti tramite la Fondazione”.

Anac ha concluso: “La garanzia di una copertura pubblica, che, per quanto si desume, sembra essere senza limiti di importo, difficilmente consente di qualificare la Fondazione come un’impresa che agisce secondo logiche commerciali”. Insomma, per l’Autorità “la Fondazione appare configurabile come organismo di diritto pubblico” perché saranno soldi pubblici a ripianare gli eventuali debiti. E dunque deve sottostare agli obblighi di trasparenza. 

Giochi invernali, a perdere è la montagna

Tv e giornali hanno dato ampio spazio a questo documento solo dieci gioni dopo. A quel punto, Fondazione Milano-Cortina 2026, in una nota del 23 febbraio, ha fatto sapere di aver dato mandato ai propri legali per impugnare la comunicazione avuta da Anac, ritenuta “un atto atipico, tardivo nella tempistica” davanti al tribunale amministrativo regionale del Lazio. Per il comitato organizzatore, la comunicazione contiene “un’interpretazione errata, oltre che una ricostruzione incompleta”. 

La risposta di Fondazione e l’interrogazione a ministro Abodi

Andrea Monti, direttore della comunicazione della Fondazione Milano-Cortina, durante la riunione del 26 febbraio delle commissioni congiunte Olimpiadi e Antimafia del Comune di Milano ha ribadito il concetto già espresso dalla presidente di Simico Vecchi: “Non credo sia stata fatta una comunicazione equilibrata su questo rapporto. Al netto di alcuni giudizi che non condivido, siamo qui perché crediamo nella trasparenza, ma la fondazione è un ente privato che è nel mercato e vive nel mercato. La natura giuridica è specificata da uno statuto che non è cambiato e punta sulla sostenibilità basata sullo sfruttamento commerciale. Il deficit nei primi anni è maggiore perché ci sono i costi e l’equilibrio di bilancio sarà l’obiettivo finale. Ciò che è stato chiesto a Simico non può essere chiesto a Fondazione, perché abbiamo accordi di riservatezza”. Come andrà avanti, lo deciderà il Tar. 

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Trasparenza e corruzione, Busia (Anac): “Serve una legge sui lobbisti”

Due ore dopo, durante il question time alla Camera, la capogruppo di Alleanza verdi sinistra Luana Zanella ha chiesto spiegazioni al ministro dello Sport Andrea Abodi. Il quale ha prima ribadito che la Fondazione ha operato in regime di diritto privato, quindi come un’azienda, sulla base del proprio statuto. Ha citato come esempi i comitati organizzatori di passate edizioni “compreso quello di Parigi del 2024”. Ha poi aggiunto: “Ho chiesto in via formale alla Fondazione un approfondimento tecnico-giuridico volto a individuare con precisione quali siano gli eventuali ambiti di applicabilità della disciplina in materia di trasparenza” e quali attività dovranno sottostare agli obblighi.

Ha concluso: “Nel caso di specie la trasparenza è un valore e un indirizzo che deve operare a prescindere, al quale non è possibile rinunciare. Ritengo che la Fondazione (per quanto riguarda alcuni delle materie di interesse pubblico, ndr) in questo senso debba essere come una casa di vetro e che l’azione di tutti i soggetti coinvolti debba rimanere improntata proprio ai criteri di trasparenza ed efficienza, anche nel rispetto della sostenibilità ad ampio spettro”. L’obiettivo della Fondazione, secondo il ministro, è quello del pareggio di bilancio.  

Tutela del lavoro e dell’ambiente anche se i tempi sono stretti

Oltre alle risorse pubbliche, le associazioni di Open Olympics hanno espresso nel documento la loro preoccupazione per i tempi di realizzazione delle opere, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori nei cantieri e la tutela dell’ambiente. Se su quest’ultimo aspetto i decreti hanno dato la possibilità di bypassare molte valutazioni di impatto ambientale, sul primo, ossie la sicurezza, qualche passo avanti è stato fatto. 

Il 25 febbraio, il ministero dell’Interno, gli enti datoriali e i sindacati hanno firmato al Viminale il protocollo per la legalità nei cantieri dove si stanno costruendo gli impianti per le Olimpiadi invernali. La prefetta Maria Teresa Sempreviva, capo di gabinetto del ministro dell’Interno, ha affermato che “l’accordo promuove la sicurezza, la regolarità e la qualità del lavoro: se non si investe in ciascuno di questi elementi, nessuna sfida per il nostro Paese può essere vinta”. 

Tra i punti più importanti dell’accordo c’è il contrasto al subappalto a cascata, una pratica che non garantisce il rispetto delle norme nei cantieri. 

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Per i sindacati “si tratta di un presidio di legalità, operante per assicurare regolarità contrattuale, formazione professionale qualificata e assistenza in materia di salute e sicurezza” e “un esempio di pratica virtuosa che può essere estesa su tutto il territorio nazionale”. A vigilare ci sarà un tavolo di monitoraggio, per controllare eventuali criticità. 

Pochi giorni prima, i carabinieri di Venezia, Belluno e Cortina avevano effettuato diversi controlli ai cantieri edili nel comune di Cortina. In quell’occasione erano state rilevate irregolarità gravi in materia di sicurezza per 12 imprese edili, che avevano portato a 3 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale e multe per un totale di 100mila euro.

Le accuse di boicottaggio della pista da bob e la risposta della federazione della stampa

Nel susseguirsi di eventi, a catalizzare l’attenzione di Simico e del ministero delle Infrastrutture è stato un tubo di refrigerazione del peso di circa 500 chili che nella notte tra il 20 e il 21 febbraio è stato trovato in una strada del cantiere della pista da bob in corso di costruzione a Cortina. Nella nota della società che denunciava l’accaduto si faceva riferimento alla possibilità che il tubo fosse “stato staccato” intenzionalmente. Il commissario di Governo Fabio Saldini ha poi parlato di “atto irrispettoso”, che si collegava anche alla vicinanza al 24 febbraio, giorno in cui sarebbe arrivata a Cortina la delegazione del Comitato olimpico internazionale. 

“Quanto successo a Cortina, dove ignoti hanno sabotato la pista da bob, è inquietante e grave” ha scritto il ministro Salvini in una nota del Mit

Non si è fatta attendere la nota ufficiale del dicastero guidato da Salvini: “Quanto successo a Cortina, dove ignoti hanno sabotato la pista da bob, è inquietante e grave” si legge. Su Facebook, il leader della Lega ha poi aggiunto: “All’odio e al livore dei signori del no rispondiamo con l’Italia del sì: avanti con le opere, senza sosta e senza paura!”.

Gli inquirenti stanno indagando per capire se si tratti davvero di sabotaggio o di un incidente all’interno del cantiere. I punti critici rispetto alla prima ipotesi sono diversi: l’area è sorvegliata, il fatto è avvenuto in tarda serata e non in piena notte, il tubo non è danneggiato ed è difficile poterlo spostare senza mezzi, visto il peso. 

“Un’informazione veramente libera e indipendente, plurale e autorevole dà voce a tutte le posizioni in campo e non nasconde le notizie”Alessandra Costante – segretaria generale fnsi

A infiammare ulteriormente il dibattito sono state le affermazioni di Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del consiglio, secondo cui si è trattato di “un gesto di boicottaggio ideologico, alimentato anche da chi, attraverso media, persino sui canali del servizio pubblico, esprime no ideologici contro le Olimpiadi che, su frange antagoniste o menti deviate, porta ad atteggiamenti contrari alla legalità, con il rischio di arrecare danni ingenti e potenzialmente irreparabili”. A questo punto è stata la stessa Federazione italiana della stampa, attraverso la sua segretaria generale Alessandra Costante, a puntualizzare: “Dispiace sentire, ancora una volta, che i media vengano considerati alimentatori di gesti di sabotaggio”. 

La conclusione della nota di Costante è lapidaria: “Un’informazione veramente libera e indipendente, plurale e autorevole dà voce a tutte le posizioni in campo e non nasconde le notizie”. 

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Una posizione netta, che risponde agli attacchi alla stampa di chi, in tante posizioni di potere, può essere irritato dal doversi prendere la “responsabilità pubblica” delle proprie azioni. E che già in varie occasioni è ricorso al pretesto della “reputazione dell’intera comunità nazionale” per screditare chiunque metta in discussione – o semplicemente voglia monitorare – l’operato di chi deve gestire miliardi di euro. 

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