Treviso, l’esposizione «Da Picasso a Van Gogh» al museo di Santa Caterina

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Un’imponente mostra segna il ritorno di Goldin nella sua città. L’inaugurazione il 15 novembre con le opere provenienti dal Toledo Museum of Art dell’Ohio

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Giallo e blu si tengono per mano in un viaggio à rebours. Dal poi al prima: un’inversione di tempo per raccontare come il colore intrecci la storia dell’arte, in un percorso che spazia dall’astrazione all’impressionismo. «Da Picasso a Van Gogh» è il titolo della grande mostra che Marco Goldin ha presentato mercoledì 26 febbraio al Teatro del Monaco di Treviso. Un teatro gremito di pubblico che lo ha accolto con applausi scroscianti.

L’esposizione

In esposizione dal 15 novembre al 10 maggio 2026 al Museo di Santa Caterina ben 61 capolavori provenienti dal Toledo Museum of Art, dell’Ohio, negli Stati Uniti. Opere scelte dal curatore per mostrarci – ancora una volta – la spiritualità dell’arte: la dissoluzione dell’immagine che diventa colore. E viceversa. Lo spazio dell’anima in cent’anni di pittura, tra Europa ed America.




















































Zaia: «A Treviso una piccola Atene»

Presente sul palco del teatro, oltre al sindaco di Treviso Mario Conte e all’assessore alla Cultura Maria Teresa De Gregorio, anche il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che acclama Goldin: «Questo curatore, di fama internazionale, ha firmato mostre tra le più viste in Italia, portando ben 11 milioni di visitatori: è un fuoriclasse!». Goldin porterà a Treviso, da Zaia ridefinita «una piccola Atene», degli autentici capolavori (assicurati per oltre un miliardo di euro). Qualche esempio; La ragazza con i fiori di Gustave Courbet e Figure a teatro di Edward Hopper. Di Pablo Picasso l’impareggiabile Donna con cappello nero. Di Henri Matisse Danzatrice a riposo. Uno dei più bei quadri di Claude Monet raffigurante le sue amate Ninfee.

Autori e opere

E ancora: Giorgio Morandi, Georges Braque, Amedeo Modigliani, Giorgio De Chirico. E poi: Edgar Degas, Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Paul Gauguin e Paul Cezanne: il «padre di tutti», come lo definisce Goldin. Una mostra organizzata in differenti capitoli nei quali le opere corrispondono – o si rispondono – talvolta valicando l’oceano. Come ad esempio il dipinto Colazione all’aria aperta del 1888 del pittore statunitense William Merritt Chase che parla con Nel giardino a Maurecourt firmato nel 1884 dalla pittrice francese Berthe Morisot.

Il curatore Marco Goldin

Con balzi di tigre Marco Goldin firma la sua nuova mostra, mai come ora autentica silloge poetica, preghiera. Il curatore è amato dal pubblico perché mescola sé stesso e la sua vita alle mostre che crea. Anche in questo caso il primo passo narrativo è autobiografico: Goldin giovane studente che a Ca’ Foscari ascolta Ernesto Guidorizzi raccontare del libro di Sherwood Anderson, I racconti dell’Ohio. Una suggestione che lo condurrà, per vie traverse, proprio in quel luogo letterario dell’anima dove, a Toledo, visiterà l’omonimo Museum of Art. «Una sorta di paradiso terrestre della pittura» definisce Goldin il museo che, al tempo della sua terza mostra trevigiana alla Casa dei Carraresi, gli prestò Gli spaccapietre di Jean-François Millet.

Il museo di Toledo

Oggi il Museo di Toledo – di cui si celebra il centenario della morte del suo fondatore, l’industriale del vetro, il mecenate Edward Drummond Libbey – si prepara a chiudere per una ristrutturazione. Da qui l’idea di confezionare una mostra pacchetto da esportare in Australia e in Nuova Zelanda. Grazie ai contatti personali con Anna Bursaux, Goldin intercetta la possibilità di portare in Italia a Treviso, unica tappa europea, una straordinaria selezione dei capolavori dell’Ottocento e del Novecento provenienti da Toledo. Ma a Goldin non piacciono i giochi già fatti. Rilancia e vince. Riesce a negoziare con il Museo per ottenere proprio quei quadri che gli permettono di parlare di pittura come piace a lui. Stavolta in un modo tutto nuovo, proponendo al pubblico una ricerca nel solco del sentiero antropologico. Una sorta di epistemologia visiva che Goldin consegna al pubblico carica di sinestesia, per una coinvolgente immersione nella pittura e nel colore.

L’importanza dei colori

La mostra inizia subito con una vertigine: l’immenso spazio americano descritto da Richard Diebenkorn nel suo Ocean Park n. 32 del 1970. L’opera si apre in verticale: campiture di azzurro e giallo sigillano la perfezione di sabbia e cielo. Lo stesso azzurro e lo stesso giallo che troviamo nel capolavoro assoluto che Vincent van Gogh dipinge nel 1890, poco prima di spararsi: Auvers, campi di grano con falciatore. Per Diebenkorn lo studium sono i colori primari e le forme geometriche in relazione. Il punctum è invece negli elementi primari e primordiali che il pittore immerge in un puro campo di forze. Per parlare dell’azzurro e del giallo tragici e miracolosi di Van Gogh, che si definiva un pittore del futuro, meglio usare le parole di Kandinsky: «Quando trapassa in tonalità più chiare, il blu si pone lontano dallo spettatore, come l’alto cielo di un azzurro chiaro. Quanto più è chiaro, tanto meno è sonoro, finché si arriva a una quiete muta». E qui, davanti a tanta bellezza, restiamo tutti senza possibilità di difesa.

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